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Momento culminante dell’alfabetizzazione è il “canto corale”. L’educazione alla pratica vocale corale degli allievi può diventare strumento indispensabile e dalle enormi possibilità didattiche per l’apprendimento della lettura o dizione espressiva, dell’espressività verbale.
Il controllo dell’intensità, del timbro, delle intonazioni, sono abilità essenzialmente musicali. Per concludere, dunque, grazie alla musica e alle possibilità simboliche e rappresentative della voce cantata, il canto, acquista “alcune marce in più” che ancora oggi ne confermano la validità sul piano pedagogico e di formazione sociale; il canto è un mezzo di comunicazione, un mezzo linguistico; il canto corale è inteso anche come mezzo per educare alla socializzazione: nel coro, la prestazione dell’altro è importante quanto la propria nella costruzione del risultato desiderato. (Gli stessi teorici del Rinascimento contraddistinguevano il linguaggio musicale polifonico come una espressione musicale in cui doveva esistere la “concordia discors”, la concordanza nella discordanza); il canto corale per la valorizzazione della musica come scienza ed arte e per la formazione di consumatori di musica; ed ancora il canto corale inteso come salvaguardia delle tradizioni. L’Italia fino al Seicento è stata la patria della Polifonia, i nostri Maestri e cantori erano un punto di riferimento per l’intera Europa. Far coro quindi, può e deve essere il mezzo per riprendere quella tradizione coral-musicale che in altri Paesi europei è fortemente sviluppata.
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